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Quali mezzi vengono usati per rubare l’identità

Quali mezzi vengono usati per rubare l’identità - Sypcit

Vi sono una infinità di tecniche per "carpire" i dati personali all'insaputa della vittima o abusando della sua buona fede o ingenuità... L'avreste mai detto? I ladri di identità frugano a volte nei nostri rifiuti!...

Per ottenere i dati, a volte i malviventi sottraggono il portafogli, oppure la corrispondenza dalle cassette delle lettere (bollette delle utenze domestiche, estratti conto della banca, documenti assicurativi e previdenziali, cartelle esattoriali ecc.); altre volte frugano tra i rifiuti; altre ancora ottengono i dati direttamente da noi, tramite stratagemmi - come false interviste – o tramite siti web che li richiedono in fase di registrazione dell’utente, magari allettandoci con qualche servizio gratuito o gadget; altre volte, infine, li reperiscono tramite i social network o false offerte di lavoro (sul CV ci sono spesso molte informazioni personali).

Tra le più comuni tecniche impiegate per la sottrazione fraudolenta dei dati, c’è il phishing, spesso attuato tramite e-mail che si presentano come apparentemente provenienti dalla banca o società emittente della carta di credito ed invitano a cliccare su un link, che porta ad una pagina clone dell’ente in questione, dove poi ci sarà richiesto di digitarli con un pretesto. Altre volte la mail di phishing comunica presunte vincite ed altre circostanze, in relazione alle quali i nostri dati risulterebbero necessari per attivare un diritto o scongiurare un danno.

I nostri dati possono essere sottratti anche tramite intercettazione (durante il trasferimento di questi dati online, se avviene in modalità non protetta da criptazione o se il computer o altro dispositivo utilizzato è infetto da malware) o intrusione (hackeraggio) nelle banche dati di soggetti che detengono legalmente i nostri dati, ad esempio perché ci forniscono un servizio, ma questo richiede competenze e attrezzature abbastanza sofisticate.

In parte la vulnerabilità è insita nell’adozione di tecnologie che ci aprono vaste possibilità di comunicazione e condivisione (si pensi a WhatsAPP) e che talora vengono utilizzate in modo troppo disinvolto. Non ci sono strumenti buoni o cattivi, ma ci sono utilizzi accorti e utilizzi incauti. Lo smartphone è oggi già a tutti gli effetti un computer, che ci consente di navigare su Internet, scaricare software e inviare/ricevere messaggi di ogni tipo (SMS, MMS, posta elettronica, messaggistica istantanea), chattare ed altro ancora. Fra queste attività, utili e gradevoli, possono insinuarsi i ladri di identità, attraverso malware e varie forme di inganno per carpire i dati dell’utente. Basta poco per aprire la porta ai malintenzionati: è’ noto che il sistema operativo dei tablet, degli smartphone, delle console videogioco e dei televisori è più “leggero”  e vulnerabile alle intrusioni di quello installato sui computers. Può esser sufficiente un solo accesso online tramite lo smartphone (sul quale magari scarichiamo allegramente decine di APP da siti più o meno affidabili)  al conto corrente in banca, per “regalare” ai ladri di identità le nostre credenziali di accesso.

Presto lo smartphone sarà anche uno strumento di pagamento molto comune, al pari delle carte di credito: in questa rivoluzionaria potenzialità sono naturalmente insiti nuovi rischi per la sicurezza.  

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